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Calopezzati

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La storia
Calopezzati è un comune di 1.299 abitanti. Edificato quale borgo di coloni e profughi bizantini attorno ad un piccolo monastero intitolato a San Nicola, del comune di Calopezzati si possiedono notizie documentarie a partire dal tardo medioevo quando risulta territorio di un tale Giovanni di Calopezzati, tuttavia una serie di ritrovamenti nelle località Borea (tracce di un abitato d’epoca greca), Carreria (materiale fittile, tegole del II-I secolo d.C.), in località Angiolino (presumibilmente epoca brettia) e nelle località Gadice, Cugnale (ricca di ceramiche, oggetti di piombo e resti di sepolture) e Orecchiuta i cui resti parrebbero afferire ad un’antica tomba a camera monumentale, hanno indotto gli studiosi a retrodatare la nascita e l’abitazione del territorio di Calopezzati. Tra le certezze documentarie si fa menzione, in data 1285, di un Atto di soppressione del monastero (pontificato di Onorio IV) e la relativa annessione al Patire di Rossano; oggi restano soltanto alcuni elementi della struttura in località Girdinello. Calopezzati fu feudo della famiglia Sanseverino per intercessione del re di Napoli, Ladislao, che lo donò a Covella Ruffo e fu in seguito venduto ad altre famiglie fino all’arrivo dei Mandatoriccio, baroni di Crosia e Caloveto, che lo mantennero per tutto il Seicento. I Sambiase furono gli ultimi esponenti della feudalità locale.
Di notevole importanza è la chiesa matrice di Santa Maria Assunta restaurata di recente e nota per alcune opere di rilevante importanza; essa conserva lo stemma dei Sambiase del XVII secolo, la tela raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina e storie di vita della santa nei 15 medaglioni, statue lignee raffiguranti la Maddalena, San Giuseppe, la Deposizione, calici, ostensori. La chiesa dell’Addolorata, inoltre, un tempo annessa al castello e caratterizzata da un grande mosaico commissionato da un contadino e realizzato da un artista locale, è importante poichè contiene uno dei principali esempi di produzione barocca in Calabria: un grande altare in legno dorato e finemente cesellato voluto dal feudatario Felice Nicola Sambiase nel 1706, allorquando ebbe inizio il suo governo feudale; la chiesa custodisce inoltre le sepolture di alcuni membri della famiglia Piccolomini a ricordo dei quali fu fatta scolpire una lapide sepolcrale in marmo sulla quale campeggia lo scudo con l'arme delle famiglie Piccolomoni d'Aragona, Sambiase, Colonna e Cavalcanti.


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