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Montegiordano


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La storia
Montegiordano è un comune italiano di 2.019 abitanti. Il paese è diviso in due nuclei abitativi, Montegiordano Centro a 650 m s.l.m. e la frazione Marina che si sviluppa proprio adiacente alla costa jonica. Il suo territorio era già abitato in epoche remote, come testimoniato da importanti ritrovamenti di epoca romana e greca. Attualmente è una località turistica, settore che, sebbene non viene sfruttato al meglio, può essere considerato uno dei più promettenti nel futuro di questo piccolo centro nord calabrese. Nell'ultimo periodo anche l'agricoltura sembra ritrovare slancio, come testimoniamo le cantine vinicole presenti nel territorio. Attualmente comunque l'economia e le attività produttive in generale risentono dello stato di crisi nel quale imperversa l'intera penisola ed in particolare il meridione d'Italia, crisi che è alla base di una nuova ondata migratoria.

Il primo nucleo abitativo di cui si ha traccia risale al IV secolo a.C. Abbiamo quindi tracce di Montegiordano già in età ellenistica. Sul pianoro di Menzinara sono stati ritrovati i resti di una fattoria ellenistico-romana, datata dalla seconda metà del IV secolo a.C. ai primi del III secolo a.C. Ma il territorio montegiordanese, doveva essere frequentato già dal VI secolo a.C. Lo storiografo dell’alto Ionio, Giorgio Toscano, nato ad Oriolo nel 1630, nella sua Cronaca narra, infatti, che Pitagora di Samo, durante i suoi spostamenti tra Crotone e Taranto, fosse solito riposarsi e ristorarsi a Montegiordano, nella località Castello. L’attuale paese di Montegiordano risulterebbe fondato fra il 1645 e 1649. La comunità però, aveva origini più antiche e viveva a Piano delle Rose a 3 km dal mare (contrada Mandrone) proprio sopra il pianoro di Menzinara. Purtroppo, gli abitanti, a causa delle frequenti incursioni turche, di cui erano facile bersaglio per la vicinanza al mare, furono costretti ad abbandonare l'antica patria dove già allora sorgeva il vecchio castello di Montegiordano, di cui non si hanno notizie precise e attendibili perchè distrutto dalle continue razzie turche. Essi si ritirarono nell'interno, rifugiandosi ad Oriolo e nei paesi vicini. La vecchia patria non fu mai dimenticata e nel 1649, il feudatario Alessandro Pignone del Carretto, Marchese di Oriolo, soddisfatto delle buone rendite che già gli venivano da Alessandria del Carretto, concesse a un gruppo di pastori e di agricoltori il terreno di Calopardo per 20 ducati all'anno. Qui, in ricordo della vecchia patria, edificarono la nuova con il nome di Montegiordano. La comunità insediatasi nel nuovo territorio comincia a lavorare alacremente vivendo dei prodotti che traeva dalla terra. Il marchese Pignone del Carretto si dimostrò un ottimo amministratore che lasciò vivere tranquilla la nuova comunità e gli diede la possibilità di crescere e progredire. Nel 1747 questa comunità fu soggetta al barone Giuseppe de Martino, non di nobili origini ma investito del titolo per meriti di guerra. Solo nell'agosto del 1807 venne abolita la legge feudale e a frazionare il territorio di Montegiordano venne un funzionario da Roma di nome Giovanni Gentile A Piano delle Rose, che si trova sopra la Marina di Montegiordano, sorge un castello seicentesco, costruito dai Pignone del Carretto, come residenza invernale e di caccia. Il castello è dotato di vasti locali, una volta adibiti a stalle e magazzini, disposti attorno ad un bel cortile pavimentato a massicciata, con pozzo centrale, Una scala ed un ampio arco a tutto sesto, danno accesso al piano superiore. Poco più a valle del castello, sorge quella che una volta era la cappella gentilizia dedicata alla Madonna del Carmine. Questa cappella, abbandonata perchè fatiscente, risale al principio del secolo scorso, e fu ricostruita in seguito allo sbancamento di un’altra precedente, la quale ne sostituiva ancora un’altra. Le diverse riedificazioni, dovute ai continui smottamenti del terreno, hanno portato ad un trapianto topografico radicale per cui l’attuale Cappella del Carmine è stata posta molto più a nord del castello. Nella località Piano delle Rose, alcuni studiosi, propongono di identificare il monastero di S. Anania e il castello di Petra Ceci, nominati in una carta del 1015 relativa ai possessi della chiesa di S. Pietro di Brahalla, presso Oriolo: in tale documento Nicone, monaco e il figlio Ursulo, turmarca di Oriolo, donano a Luca, egumeno di S. Anania, il suddetto castello, perchè, in caso di incursioni degli Infedeli (incursioni saracene 916-1048), i monaci ed il popolo vi si possano ritirare. Se così fosse, sul Piano delle Rose, già all’inizio dell’XI secolo, ci sarebbe stato un abitato accentrato attorno ad un castello e a un monastero greco. L’attuale castello seicentesco, quindi, sarebbe stato ricostruito sui resti di quello più antico. Nella sua Cronaca (scritta nel 1695), Giorgio Toscano, ricorda che in questa località, vi era “un castello forte e munito di cui oggi non si riconoscono altre vestigia in fuori di alcune mura dirute”. In un altro passo, egli sostiene che il Castello della Marina, dove i Pignone solevano risiedere in alcuni mesi dell’anno per deliziarsi nelle bellissime cacce di fiere selvatiche “era quasi del tutto diruto, ma poi rifatto e ristaurato dai suoi Posteri”. Purtroppo, il Toscano non da datazioni, ma, da quel che scrive si evince chiaramente che il castello, esistente all’epoca sua, era stato ricostruito dai Pignone sui ruderi di uno precedente.


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