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Oriolo
Agriturismo Cervinace - Oriolo
Agriturismo Cervinace
Oriolo
L'azienda agrituristica Cervinace è immersa tra la natura incontaminata, situata sulle colline di Oriolo e precisamente a 3 km dal paese, su una superficie di 20 ettari di terreno fra alberi di querce secolari e distese di uliveti, con da un lato il Monte Pollino e dall'altra il mare, a pochissimi chilometri da Roseto Capo Spulico e Amendolara. Offre delle magnifiche opportunità di soggiorno, in un luogo decisamente tranquillo in un contesto paesaggistico davvero unico, che renderà la vostra vacanza indimenticabile, come ad esempio la splendida piscina, o il maneggio dei cavalli. La sala è molto ampia, ideale per matrimoni ed eventi vari. Per la notte le confortevoli stanze con bella veduta panoramica. Al vicino centro abitato di Oriolo è possibile trovarvi la farmacia, negozi, grande distribuzione, banca, giornali e molti altri servizi.


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La storia
Oriolo è un comune di 2.562 abitanti. Di origine remote, nacque come fortezza a difesa dei cittadini scappati dalle coste per rifugiarsi dalle continue incursioni dei saraceni.
Arroccato su uno sperone a circa 500 metri d'altezza, conserva uno splendido borgo medievale intatto, con belle facciate di palazzi nobiliari, sulla strada principale che porta al castello aragonese. Fu feudo dapprima dei Sanseverino da Salerno, per poi passare nel XVI secolo, ai marchesi Pignone del Carretto.
Fino al secondo dopoguerra il paese aveva una popolazione di circa 5000 abitanti, ed era il maggiore centro dell' Alto Jonio e punto di riferimento per i paesi dell' Arberia (albanesi) e del Pollino, ha visto quasi dimezzare la sua popolazione, che è arrivata a circa 2600 abitanti.
Il borgo antico sorge su uno sperone di arenaria cementata e massiccia. Domina la valle del Ferro, solcata dall'omonimo fiume, una volta noto come fiume Acalandro. L'Acalandro era il confine fra la Siritide e la Sibaritide. La Sibaritide si estendeva dal fiume Trionto all'Acalandro e la Siritide dall'Acalandro al fiume Aciris (Agri).
Il kastro di Oriolo era all'incrocio fra il valico montano che da Pandosia Bruzia attraversava la Lagaria, Serra Maiori, il territorio di Oriolo, fino a Sibari, oltre il Pollino, e la strada di penetrazione lungo la valle dell'Acalandro. L'attuale città fortificata venne costruita per difendersi da eventuali invasioni saracene.
Ferdinando I d'Aragona, detto Ferrante, restituì i beni ai Sanseverino, dando a Giovanna la Terra di Diano, a Roberto il principato di Salerno, a Barnabò Corigliano, Casalnuovo, Amendolara ed Oriolo in Calabria Citra. Durante la guerra fra Carlo V e Francesco I Oriolo subì per venticinque giorni l'assedio delle truppe francesi, comandate dal generale Odet de Foix, visconte di Lautrec (1485-1528). Successivamente Francesco I venne sconfitto da Carlo V, che ridonò il feudo ai Sanseverino. Dopo l'ennesima congiura, nel 1552, l'imperatore Carlo V processò e dichiarò fellone Ferdinando Sanseverino, colpevole di "lesa maestà". Il feudo di Oriolo venne incamerato dalla Regia Camera della Sommaria e poi venduto a Marcello Pignone, presidente della stessa.
L' 8 gennaio 1693 un evento tellurico interessò tutta la Calabria ed anche Oriolo, ma la struttura urbanistica del borgo resse alle scosse. Oriolo, a partire dalla formazione della sua struttura urbanistica civile, impreziosì nei secoli il suo tessuto urbano con cellule finalizzate al culto religioso. Alcune di queste erano e sono rimaste dei veri e propri monumenti nazionali, ma di alcune strutture rimangono solo i resti che però archeologicamente testimoniano l'importanza e l'efficace presenza storica. A metà '400 nel luogo della Ravita ed a ridosso del Borgo venne costruito il convento dei Minori claustrali del terzo Ordine di San Francesco d'Assisi. Detto convento, fino al 1691, dette ben sette padri provinciali fra cui Padre Bonaventura, morto in odore di santità. Era depositario della reliquia di S. Francesco di Paola che padre Dionigi Colomba portò dalla Francia, quale dono della regina Caterina dei Medici. Tempo addietro è stata individuata dall'allora assessore alla cultura del Comune di Oriolo la cappella di famiglia di padre Colomba, oggi indicata da una lapide commemorativa.
Oggi, dell'antico convento rimangono pochi resti che, comunque, meriterebbero essere valorizzati. Ai margini del Centro storico, "extra menia", fu costruita la chiesa di Santa Maria delle Virtù cui fu annesso un ospedaletto, frutto del testamento di Fernando Carmando, morto nel 1640. Sia la chiesa che l'ospedale erano ius patronato dei Buoni Fratelli di S. Giovanni di Dio per cessione del diritto da parte dell' Università di Oriolo. Sulla facciata dell'attuale chiesetta campeggiano lo stemma dei Pignone e quello francescano, datati 1651. Sparse qua e là nel centro storico vennero costruite cappelle devozionali sia da parte di privati che dell'Università. Si citano la cappella di S. Francesco di Paola, inserita nel palazzo Toscani, di S. Michele, oggi distrutta e sull'omonima piazzetta, della SS.a Annunziata ius patronato dell' Università, nelle vicinanze della Chiesa madre. Quest'ultima fu ed è il centro della religiosità del comunità di Oriolo. Il titolare è S. Giorgio, da sempre protettore di Oriolo. Nel 1860 venne "nominato" nuovo protettore S. Francesco di Paola. La devozione al Santo di Cappadocia venne importata nel periodo delle Crociate e la tradizione vuole che siano di questo Santo i resti del cranio, oggi venerati e conservati in un reliquiario di argento settecentesco, ma nel seicento sicuramente posti dentro lo scudo della statua d' argento.


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